Shadow AI è l'AI che le persone usano al lavoro senza che l'azienda l'abbia scelta. Vietarla non basta: chi ha un lavoro da finire trova un'altra strada, e l'azienda smette di vederla. Si gestisce dando un'alternativa approvata, con regole scritte, e misurando cosa cambia.
Non si risolve con un divieto. Si risolve con una strada migliore.
In un'azienda di 500 persone l'AI è già in uso, anche dove nessuno l'ha autorizzata. Il lavoro è tenerla in vista e portarla dentro uno strumento che l'azienda governa.
Cos'è. Strumenti AI usati senza il via libera dell'azienda, in quattro forme tipiche: account personali, estensioni, funzioni AI dentro software approvati, script con chiavi personali.
Perché conta. I dati escono dal perimetro, il GDPR chiede un accordo con ogni fornitore che li tratta, e l'AI Act presuppone di sapere cosa si fa fare all'AI.
Cosa fare. Censire, dare un'alternativa approvata, scrivere le regole, misurare. Un reparto alla volta, non tutti insieme.
Userbot è l'alternativa approvata: modelli di più fornitori, dati in Unione Europea, Regole e Approvazioni, ruoli e Registro di audit. Non rileva né blocca gli strumenti usati fuori da Userbot, e per scelta di privacy non registra le conversazioni.
Come si presenta
Quattro esempi. Probabilmente ne avete già visto uno.
L’account personale
Una persona incolla un contratto o un elenco clienti in una chat con la propria email e la propria carta. L’azienda non ha un contratto con quel fornitore e non sa che c’è.
L’estensione del browser
Un componente aggiuntivo riassume le pagine e legge quello che si ha aperto, posta e gestionale compresi. Si installa in un clic e nessuno lo ha valutato.
L’AI dentro un software approvato
Il programma c’è già e ha il contratto; un aggiornamento aggiunge una funzione AI accesa di default. Lo strumento è approvato, l’uso che ne nasce no.
Lo script con la chiave personale
Chi sa programmare collega un modello a un foglio di calcolo o a un gestionale con una chiave API sua. Funziona, risparmia ore, e vive fuori da ogni controllo.
I rischi
Dati, GDPR, AI Act.Tutti e tre partono dallo stesso punto.
Non sapere cosa si usa. Questa pagina non è consulenza legale: la valutazione sul vostro caso spetta all'ufficio legale o al DPO.
Dati
Il documento esce dal perimetro
Contratti, listini, dati dei clienti e delle persone finiscono in un servizio che l’azienda non ha scelto. Cosa ne fa quel fornitore, per quanto li tiene e se li usa per addestrare lo decide un contratto che nessuno in azienda ha letto.
GDPR
Nessun accordo, nessun elenco
Se nel testo ci sono dati personali, il fornitore tratta dati per conto dell’azienda senza l’accordo dell’art. 28 e senza comparire fra i sub-responsabili. L’azienda resta titolare del trattamento e non può dire dove sono andati i dati.
AI Act
Un uso che non si conosce
La classe di rischio dipende da cosa si fa fare all’AI. Se l’azienda non sa cosa si fa, non può classificarlo né accompagnarlo con le misure per favorire l’alfabetizzazione di chi la usa (art. 4). Il quadro è nella pagina AI Act.
Il quadro delle responsabilità nell'AI Act e i documenti per il GDPR nel Trust center.
Il piano
Quattro passi.Si parte da un reparto.
Con 500 persone non serve un progetto sull'intera azienda: serve un reparto che faccia il giro completo e dica cosa funziona. Il percorso con i nostri esperti è in Percorso di adozione.
01
Censire
Un breve questionario anonimo per reparto: quali strumenti, con quale account, su quali dati. Senza punizioni, o non risponde nessuno.
02
Dare un’alternativa approvata
Comoda quanto quella da sostituire: gli stessi modelli, i documenti aziendali, nessun account personale. Altrimenti il divieto sposta il problema.
03
Scrivere le regole
Quali dati non vanno mai all’AI, quali azioni aspettano un sì, chi risponde delle eccezioni. Poche righe, scritte in italiano.
04
Misurare
Quanti hanno cambiato strumento, quali Agenti si usano, cosa costa. Si parte da un reparto e si estende quando i numeri tengono.
Cosa fa Userbot
L'alternativa approvata. Con le regole dell'azienda.
Le persone trovano un posto dove l'AI funziona, e l'azienda decide chi può fare cosa. Sono le funzioni che servono ai passi 2 e 3.
Domini verificati.Chi ha un indirizzo sul dominio dell'azienda entra senza invito, sempre come Member; si può spegnere. Il dominio si dimostra con un record TXT nel DNS.
Regole e Approvazioni.Le scrive un Admin, in italiano, e valgono per la chat, gli Agenti e i Workflow. Le azioni delicate si fermano finché la persona indicata non dice sì.
Ruoli e modelli per gruppo.Tre ruoli: Member, Editor, Admin. Il modello più costoso si apre solo ai gruppi che ne hanno bisogno; per gli altri non compare nel selettore.
Un tetto di spesa per utente.Oltre al tetto dell'area di lavoro, chi amministra fissa un limite personale a chi consuma di più. Oltre l'uso incluso si passa a un modello più economico, senza blocchi.
Il Registro di audit.Chi ha cambiato cosa, e quando, per 90 giorni (la durata la sceglie il cliente). Traccia le impostazioni, i permessi e gli Agenti, non il contenuto delle conversazioni: cosa resta scritto e cosa no.
Ho preparato la comunicazione a tutti i dipendenti sul nuovo regolamento. Gli invii a tutta l’azienda richiedono l’ok dell’ufficio HR.
Richiede approvazioneEmail a tutti i dipendenti: nuovo regolamentoApprovatore: Ufficio HR
RifiutaApprovaApprovata, l’Agente prosegue
Con onestà
Userbot governa il suo perimetro.Il resto è vostro.
Dirlo prima evita di scoprirlo a metà strada.
Cosa Userbot non fa
Non rileva né blocca gli strumenti esterniUn account personale su un'altra chat resta fuori dalla sua vista. Userbot dà l'alternativa che riporta l'uso dentro, non un controllo sul resto.
Non registra le conversazioniÈ una scelta di privacy: il Registro dice chi ha cambiato cosa, non cosa si scrive all'AI. Le chat sono di chi le ha aperte.
Non è uno strumento di conformitàDà le leve (Regole, Approvazioni, ruoli, Registro). Classificare i casi d'uso secondo l'AI Act e rispondere al GDPR resta all'azienda.
Cosa resta a voi
La policy sull'uso dell'AIQuali dati non vanno mai all'AI e cosa succede a chi segnala un errore. Le Regole di Userbot fanno rispettare la parte che sta dentro Userbot.
Il censimentoChiedere alle persone cosa usano, senza punizioni. È il passo 1 e nessuno strumento lo fa per voi.
La formazioneOgni piano comprende un'ora con i nostri esperti; il percorso per reparto è su misura. Formazione.
Le domande che arrivano sempre
Shadow AI.Le risposte brevi.
Cos’è la Shadow AI?
È l’AI che le persone usano al lavoro senza che l’azienda l’abbia scelta, configurata o anche solo saputo: un account personale su una chat, un’estensione del browser, una funzione AI dentro un software già approvato, uno script con una chiave API pagata con la carta personale. Come la Shadow IT di dieci anni fa, nasce da un bisogno vero: chi ha un lavoro da finire usa lo strumento che trova.
Vietare gli strumenti AI non serve?
Da solo no. Il divieto toglie la visibilità, non l’uso: le persone continuano su un altro dispositivo o con un altro account, e l’azienda smette di vederle. Funziona un divieto accompagnato da un’alternativa approvata che sia comoda quanto quella che si vuole sostituire, con regole scritte e qualcuno che risponde delle eccezioni.
Quali sono i rischi della Shadow AI?
Tre, in ordine di gravità. I dati: documenti, contratti e dati dei clienti incollati in servizi che l’azienda non ha verificato, con contratti e impostazioni sull’addestramento che non conosce. Il GDPR: nessun accordo sul trattamento dei dati con quel fornitore, nessun elenco di dove vanno i dati, e l’azienda resta titolare del trattamento. L’AI Act: un uso che l’azienda non conosce è un uso che non può classificare né accompagnare con le misure sull’alfabetizzazione dell’art. 4.
Come si scopre chi usa strumenti AI non autorizzati?
Il metodo più affidabile è chiederlo, senza punizioni: un breve censimento anonimo per reparto su strumenti, account e dati toccati. Si affianca agli strumenti che l’IT ha già (proxy, gestione dei dispositivi, fatture e note spese per gli abbonamenti). Userbot non rileva gli strumenti usati fuori da Userbot: governa il proprio perimetro e dà l’alternativa che riporta l’uso dentro.
Userbot registra cosa scrivono le persone?
No, ed è una scelta di privacy. Il Registro di audit traccia chi cambia cosa: accessi, impostazioni, membri e ruoli, permessi, integrazioni, chiavi API, Agenti. Non salva il contenuto delle conversazioni. Chi amministra non legge le chat private dei membri; fa eccezione il Customer Service, dove le conversazioni sono con i clienti.
Da dove si comincia in un’azienda di 500 persone?
Da un reparto, non da tutti. Si sceglie quello che usa già l’AI di più, si fa il censimento, si apre l’area di lavoro con l’alternativa approvata e le Regole, e si guarda per qualche settimana cosa succede. Userbot ha una prova gratuita di 14 giorni; il percorso di adozione, con le sessioni per ruolo, è nella pagina Formazione.
Quanto costa dare un’alternativa approvata a tutti?
Il piano Pro costa 23 € al mese per posto con fatturazione annuale, 29 € con quella mensile, IVA esclusa, con l’AI inclusa nel canone. Oltre i primi 100 posti il prezzo per posto scende a scaglioni. Chi amministra può fissare un limite di spesa per persona, così il costo resta prevedibile. I dettagli sono nella pagina dei piani.
Userbot è parte del Gruppo Smeup, la software house italiana attiva dal 1986, con 100 milioni di ricavi, 21 sedi in Italia e 710 persone. Dentro il Gruppo, Userbot porta l'AI in produzione da dieci anni.